L’alpinismo è una disciplina sportiva basata sul superamento delle difficoltà incontrate durante la scalata di una montagna (pendio e/o parete), con l’ascesa che può avvenire su roccia, neve, ghiaccio o percorsi misti, utilizzando anche tecniche di arrampicata su roccia o su ghiaccio.

Scalare non serve a conquistare le montagne; le montagne restano immobili, siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi
(cit. Royal Robbins)

La montagna più alta rimane sempre dentro di noi.
(cit. Walter Bonatti)

Da sempre l’uomo ha nutrito un sentimento di rispetto, timore e desiderio di conquista per la montagna. L’ambiente alpino è stato popolato fin dalla preistoria a quote ben superiori al fondovalle.

Ma quale motivazione aveva spinto gli uomini delle caverne a territori freddi e inospitali?

La magia e la spiritualità di un paesaggio scolpito dal vento e dal ghiaccio o  più prosaicamente la caccia e il bisogno di rifugiarsi laddove nessuno avrebbe osato avventurarsi, un uomo preistorico difficilmente avrebbe cercato di depredare un suo simile tra neve e ghiaccio.

Pochi sanno che anche Petrarca, amante della montagna, si cimentò nel 1336 nella scalata del  Mont Ventoux ( 1909 m. s.l.m. in Provenza).

Passarono alla cronaca pochi e sporadici episodi di questo tipo.

Infatti, fino al termine del ‘700 le montagne rappresentavano un mondo ignoto, popolato da creature malvagie e sovrannaturali.

L’8 agosto 1786 nasce tradizionalmente l’alpinismo con la prima scalata del Monte Bianco, si trattava di una spedizione scientifica, il fine era quello di misurare pressione e temperatura in un ambiente ostile e sconosciuto.

Da lì si susseguono, la scoperta e la conquista di tutte le principali vette alpine, coronate nella prima scalata del Monte Cervino nel 1865, affrontata con uno spirito nuovo, quello dell’attrazione per la montagna fine a se’ stessa, l’aspra competizione tra cordate di diversa nazionalità, il Cervino come cattedrale celebrativa dell’amore per le Alpi.

Allo stesso tempo in quegli anni nascono le prime associazioni alpinistiche e a fine ‘800 prende il sopravvento il desiderio di battere vie inesplorate e impervie, tentare il tutto per tutto per entrare nella storia dell’alpinismo come eroi indiscussi.

Nel tempo nacquero nuove tecniche di scalata che ci hanno portato ai giorni nostri a disporre di un patrimonio di conoscenze e di esperienze.

Ma che differenza c’è tra alpinismo e arrampicata?

  • L’alpinista deve raggiungere la vetta con tutte le difficoltà che ne conseguono (altitudine, ghiaccioe neve, esposizione alle variazioni meteorologiche, lontananza da luoghi abitati, durata dello sforzo psicofisico, dislivelli, rarefazione dell’aria, ecc..);
  • l’arrampicatore deve superare una parete (naturale o artificiale) curando il gesto atletico e superando le difficoltà di carattere prevalentemente tecnico (es. una parete fortemente strapiombante, la scarsità di appiglie appoggi).

Anche le caratteristiche dello sforzo fisico tendono a essere sostanzialmente differenti:

nell’alpinismo prevale la resistenza fisico-aerobica dettata da uno sforzo prolungato che può coinvolgere anche tutto il corpo, nell’arrampicata si ha una prevalente necessità di forza muscolare degli arti superiori.

In pratica: l’alpinismo impone una buona conoscenza dell’ambiente della montagna e una preparazione fisica volta al viaggio verso la vetta, l’arrampicata presenta rischi minori ma richiede grande attenzione nella tecnica del gesto scalatorio e si concentra su un allenamento mentale e fisico.

Pur trattandosi di due specialità che, nella loro storia, si sono progressivamente allontanate l’una dall’altra, è proprio grazie a una sapiente combinazione di alpinismo e arrampicata che   il livello delle capacità tecniche in ambiente alpino è esponenzialmente cresciuto.